martedì 12 marzo 2019

Figli condivisi. La parte più difficile.

I Figli. La parte più dura da affrontare, quella che maggiormente ti frena, quella che ti fa vacillare, prendere tempo, quella per cui tieni duro sperando che le cose migliorino, quella per cui decidi di farti andare bene situazioni e sentimenti che invece non vanno bene ma tu fai finta di nulla e cerchi di convincerti che vadano bene.
Poi una vocina ti dice "cresceranno e vi troverete tu e lui soli", un'altra bisbiglia "sei ancora giovane, davvero non pensi di meritarti di esser più felice di così?". E vacilli ancora. Perchè sai che le vocine hanno ragione. Poi guardi i tuoi figli e il tuo pensiero si sdoppia, da una parte pensi che non vuoi farli soffrire, dall'altra che non sei pronta per condividerli...per viverli a metà. E vacilli di nuovo. Non vuoi essere egoista, mettere la tua felicità davanti a loro. Ma anche restare per non doverseli dividere è una forma di egoismo. Poi capita l'ennesimo sbotto di fronte ad un loro litigio, l'ennesima voce alzata di fronte al normale capriccio di un ottenne, la risposta data ormai come sempre frettolosamente, svogliatamente, il "lasciatemi stare", l'ennesimo "devo fare tutto io" e "non posso pensarci sempre io", l'ennesimo "bastaaaaa" urlato come una svalvolata...davvero vuoi essere questo per loro? Sul serio avresti voluto una madre così per i tuoi figli?

Sei sempre nervosa, urli, sbotti, troppo spesso e facilmente, ti sembra di scoppiare, che sia tutto sulle tue spalle, qualsiasi cosa ti fa dare in escandescenze, hai i nervi a fior di pelle, il momento dei compiti è insopportabile, non vedi l'ora che vadano a scuola ma poi non vedi l'ora che tornino perchè non hai voglia di trovarti sola con lui. Non sei felice. Peggio, sei proprio infelice. E frustrata. E ti trovi a sfogare questa infelicità su di loro! Tu, che non vuoi separarti per non rendere infelici loro...ma loro, così, sono felici?

Vacilli ancora. Ma rifletti su tutte le volte che vi vedono discutere, magari non davanti a loro ma non sono sciocchi. Percepiscono i toni di voce, le occhiate. Non capiscono perchè siete chiusi in camera e sentono discutere, perchè non possono entrare, perchè dite loro "lasciateci stiamo parlando". Vi vedono quando non vi parlate e non vi guardate a tavola, sentono il tono di certe risposte.

Si accorgono quando non vi sorridete più. Percepiscono la freddezza del rapporto, non vedono più scambi di affetto, baci, abbracci. O magari non se ne accorgono coscientemente, ma il loro modello di amore di coppia è quello di due conviventi che si parlano ma non si toccano, che si raccontano la propria giornata (ma a volte nemmeno quello), che si coordinano sulla bolletta da pagare, la benzina da mettere nell'auto e chi porta il più grande a giocare a pallone. Il tutto condito da discussioni e freddezza. Davvero è questo che vuoi per loro? 
Vacilli, ma inizi concretamente a considerare di cambiare le cose, di fermare la giostra. Ti accorgi di essere in tempo per cambiare rotta e che forse non è il male peggiore per loro, anzi. Certo ne soffriranno come pensare che non sia così. Certo sarà una bomba per loro. Ma andare avanti così non è più possibile. Avranno comunque due genitori che continueranno ad amarli follemente, separatamente ma follemente. E magari due genitori che col tempo saranno più felici, ed amati, e realizzati, e meno frustrati, meno arrabbiati, meno nervosi. Un cambiamento doloroso ma necessario.

 Come doloroso è viverli a metà. Quando ci siamo separati loro padre mi ha chiesto di alternare metà settimana per uno ed un weekend a testa con loro. Ho voluto anch'io che fosse così, perchè i ragazzi non meritavano davvero di vedere il papà col contagocce, un papà che amano molto e con cui hanno sempre avuto un buon rapporto, non meritavano di viverselo sporadicamente solo una sera infrasettimanale e a weekend alternati come avviene così spesso nelle famiglie che si separano (talvolta per necessità lavorative o geografiche, altre per mera decisione di un giudice). Volevo che il loro rapporto fosse più continuativo.
E' stato molto doloroso rinunciare a loro per metà settimana, lo è tutt'ora ma col tempo ci si abitua un pochino e si impara a puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Quanti pianti disperati quando li portavo a casa del papà e tornavo a casa mia dove mi aspettavano un silenzio e un vuoto innaturali (rotti per mia fortuna dalla mia cagnolina Nuvola, fedele e costante compagna della mia vita, sempre con me fin dall'inizio). La maliconia certe sere era lacerante. Non sapere nulla della loro quotidianità era tremendo. Erano felici? Arrabbiati per qualcosa? Ridevano? A scuola cosa avevano fatto? Erano stanchi, nervosi? Il nulla per tre giorni, poi riabbracciarli finalmente e accorgersi che sono semplicemente loro! Felici di vedermi, baci e abbracci, sereni nonostante tutto. E' sorprendente la naturalezza con cui ogni volta si riprende dal punto in cui ci si era salutati e il loro amore nei miei confronti, forte, tenace, immutato. Loro sono la mia forza, loro mi guardano, io guardo loro e penso che tutto sommato si può ripartire, che si può ricostruire, superare dubbi e paure.

Ci raccontiamo i giorni passati, aneddoti, cose di scuola e di lavoro. Nulla è cambiato tra di noi,

Loro non rinuncerebbero per niente al mondo a quella metà settimana con me o col papà, anche se li costringe a vivere in due case. Si sono abituati, in entrambe hanno tutto, hanno instaurato una routine, credo sia davvero possibile, si tratta di organizzarsi e coordinarsi. Il resto è amore.
Io ora con loro sono diversa. Mi piaccio molto di più come loro madre. Non sono più nervosa, raramente mi capita di alzare la voce, la mia pazienza si è magicamente quintuplicata, mi piace il tempo che trascorro con loro, le cose che facciamo insieme, persino fare i compiti! Credo che loro sentano tutto questo, perchè anche loro sono meno nervosi ed arrabbiati. Lo sono come nella normalità dei ragazzini della loro età.

Ho imparato che non si resta insieme per i figli. E che loro ci vogliono felici. Un genitore felice è un genitore migliore. Un genitore che si ama è una persona che può dare molto più amore.

lunedì 11 marzo 2019

Amici che vanno. Ovvero la cartina al tornasole.

Questa cosa non te la dice nessuno. E nemmeno la immagini.

Quando ti separi, se sei tu ad allontanarti almeno, ma a quanto ho sentito da diverse persone anche se vieni lasciato, ti si crea il vuoto intorno. Una vera e propria cartina al tornasole!
 Sarà la paura di confrontarsi con qualcosa che può toccare chiunque di noi? La paura di una realtà di quelle che dici "a me non succede?" Paura che sia contagioso? Paura di non saper cosa dire, cosa fare?
Certo c'è chi si schiera con l'uno o con l'altro quindi sparisce solo per uno e chi sparisce per tutti pur di non prender posizione. Poi c'è chi sparisce se non può importi il proprio pensiero . Chi sparisce perchè non è d'accordo con te e non avrebbe agito così. Infine c'è chi sparisce perchè sei tu ad allontanarlo, ma sparisce e non tenta di restare. Di fatto spariscono quasi tutti.

E proprio nel momento in cui non vorresti trovarti solo, ti ritrovi solo. Quella solitudine in cui desidereresti accanto qualcuno che capisca il tuo dolore (ebbene sì, anche chi lascia soffre, udite udite!), e che ti ascolti (ascolto vero, non quello a cui segue il solito carosello di "avresti dovuto/non avresti dovuto" "potevi fare/potevi non fare" "secondo me hai sbagliato"...). Invece eccoti lì a fare i conti con persone che reputavi amici e che proprio nel momento del bisogno si rivelano per quello che sono realmente, la famosa cartina al tornasole!
Se per un certo periodo di tempo questa consapevolezza porta sofferenza, e molta poichè aggiunge dolore al dolore (e delusione, e vuoto, e malinconia...), col tempo si trasforma in forza. Deve trasformarsi in forza!

Può un amico definirsi tale se per un motivo o per l'altro è sparito? Evidentemente non lo era nemmeno prima, per lo meno nella vera accezione del termine. Un amico resta, anche se non è d'accordo con te. Non tenta di importi la sua verità, di prevaricarti per importi le sue idee. Un vero amico ti offre anzitutto la sua spalla e il suo ascolto. Quindi cerca anche di farti vedere le cose sotto diverse prospettive, può dirti scomode verità, deve dirtele! Ma una volta dette non te le impone e certo non si allontana se tu resti della tua posizione e non cambi idea. Resta al tuo fianco comunque. Questa dev'essere la forza. Chi resta! Pochi, ma buoni. Ma almeno saprai che sono veri, e non c'è dono più grande.
Superate la rabbia, la delusione e lo sconforto, sappiate farvi forza di chi c'era ed è rimasto. Sempre e comunque.